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SCRIVONO DI LUI...

 

Impronte etiche in Pasquale Tucciariello 

di Antonia Flaminia Chiari

 


L’etica, intesa come riflessione sul senso della vita umana orientato al bene, si è sempre nutrita di storie e di esperienze capaci di esprimere tale senso.
Nei “Racconti” di Pasquale Tucciariello la parola è azione, è energia che mette in moto; e il contenuto di ciascun racconto non è interessante tanto per la sua specificità quanto per il suo carattere di estensione universale. Le storie vanno raccontate perché siano un aiuto, perché se ne ricavi un imperativo normativo. Sta in questo la valenza etica del racconto di Tucciariello: risvegliando le energie della consapevolezza e della libertà umana, chiama il singolo lettore e la comunità ad un cambiamento, ad una vera e propria “conversione”, a scelte responsabili di fronte alle quotidiane sfide dell’agire umano. E’ un’etica che, attraverso storie di comune esperienza, riesce a sintonizzarsi con la realtà, ad ascoltare e quindi a rispondere a che esige l’agire.
Ciascuna narrazione non è di per sé etica, ma volutamente propositiva in quanto può rappresentare il ponte simbolico tra teoria e prassi, superando le strettoie di una logica puramente argomentativa, sia pur necessaria.
L’approccio narrativo di Tucciariello mantiene vivo l’intreccio di racconto ed etica, senza scadere nel moralismo. Infatti, il racconto da una parte provoca il pensiero, suggerisce domande – anche morali – spalanca a prospettive inedite, come solo la vita può fare; dall’altra parte, apre ad una esperienza singolare la possibilità di diventare significativa, in grado cioè di segnare ed orientare l’esistenza: i lettori si sentono chiamati a dare un giudizio. La coscienza si muove al rifiuto o all’adesione, in entrambi i casi ricerca le ragioni e le giustificazioni del proprio giudizio.
Ciò conferma che in etica, alla base di un principio o di una norma, sta sempre una storia di eventi o di biografie. Tale storia, come avviene nei Racconti, è portatrice di una memoria capace di scardinare la ripetizione di idee e comportamenti, proprio perché memoria di un bene considerato assoluto. Prendere sul serio la domanda di senso offerta da ciascuno dei nostri racconti dà slancio alla riflessione, arricchendo il patrimonio di una data tradizione con significati ideali e linguaggi universali, evitando così di cadere nell’astrattezza e quindi nell’insignificanza.
Nella formazione etica delle professioni, nel tirocinio della vita economica e sociale, affrontando i grandi drammatici quotidiani dilemmi posti dalla bioetica e dalle nuove forme di progresso tecnologico, non mancano le occasioni per mettere alla prova il profondo legame tra racconto e domande etiche, alla ricerca di una soluzione umanamente soddisfacente e quindi eticamente retta. E’ dunque il racconto uno strumento utile ad aprire sentieri nuovi sul senso dell’agire per il bene.
Tucciariello lascia emergere la ricchezza delle narrazioni, storie che danno vita a un’etica che, così considerata, non perde in autorevolezza e guadagna in umiltà. Un’etica che può sedere tra le donne e gli uomini di oggi e di domani, disposti a lasciarsi interpellare da essa, ed esaudire una promessa di senso in quel desiderio di bene che è motore stesso del raccontare. E la reciprocità tra bene desiderato e racconto scaturito continua a suscitare nuove storie e – potenzialmente – nuovo bene che, ricevuto riconosciuto e interpretato, non smette di generare vita e parola.
I “Racconti”, romanzi brevi dalla trama non complicata, sono capolavori di narrativa che lasciano trasparire la personalità, inquieta e placida al tempo stesso, di chi scrive e vive in tempi di scelte di campo importanti (politiche ideologiche individuali) non sempre condivise e condivisibili. L’autore, uomo dalla personalità incline alla riflessione, dona grandezza al racconto limitandosi a scarne considerazioni sui fatti narrati e interessandosi molto più all’aspetto morale di un mondo esterno – chiaro e oscuro insieme – che egli osserva con una identità morale ben definita.
In alcune scene o momenti delle storie domina la coscienza progressiva dell’atto di morte di un paese e di un mondo che vive esperienze non di vita ma di sopravvivenza; dii un mondo di spettri, pieni di vuotezza estrema.
Fatica dolore solitudine angoscia, ma anche passione amore speranza libertà coraggio, non sono drammi ma slanci – etici – a comunicare con la realtà.

Quando arriviamo all’ultima parola dell’ultima pagina dei “Racconti”, dopo una serena lettura, non si può fare altro che rifugiarsi nel silenzio, in quell’assenza di parola dove è possibile trovare non la risposta – ci sono tante risposte – ma l’attesa. L’attesa di una nuova domanda. Di una vita etica. E di una nuova storia.

                                                                            Antonia Flaminia Chiari
                                                                                       bioeticista

 

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