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libri

 

Schermi Riflessi 
Fra cinema e televisione


di Armando Lostaglio


"la Televisione ha più potere delie bomba atomica. Se non lo capite, alleverete una generazione di mostri".
(Dan Rather)
"Una più ampia informazione, una più profonda consapevolezza culturale, possono trasformare il consumatore asservito in formidabile agente collet­tivo di democrazia..."
(Piero Bevilacqua)

Partendo da queste due distinte considerazioni, si può leggere la televisione da un'ottica più lungimirante rispetto all'invadente elettrodomestico di casa. E proprio dalla programmazione che ha visto in questa ultima stagione un momento emblematico (qualcuno l'ha definita annus horribilis) può derivare una riflessione su alcuni programmi dai contenuti talvolta ai limiti del decoro. "L'Italia - ha recentemente dichiarato Bernardo Bertolucci - è il risultato di anni di sguardo televisivo che porta alla anestetizzazione". Abbiamo così ripercorso, mediante alcuni articoli pubblicati nei mesi scorsi, alcuni momenti della programmazione della televisione "in chiaro", cercando di carpirne gli intenti, ben oltre il proprio linguaggio ed una pura visione estetica. Il raffronto è andato inevitabilmente al cinema, alla lettura ed ai riflessi che quest'arte ne fa nei confronti della società contemporanea. Quale misura d'angolo viene considerato Blob in programma ogni sera alle 20 su RaiTre, cogliendone talvolta una certa poetica.
Perché parlare di poetica di un programma televisivo come Blob che da anni cerca di ghermire i lati più occulti di un mezzo di comunicazione tanto diffuso e familiare? Perché ha una visione cruda e realista come sa esserlo il cinema, perché allude ad una certa avanguardia espressiva rimanendo fedele a quan­to, quotidianamente trasmesso, gli passa sotto gli occhi (nel bene e nel male). Talvolta Blob è cinema puro, montaggio essenziale, è poetica di visioni e di musiche, talvolta di silenzi. E' utopia e concretezza al tempo stesso. La televisione, dunque, che, grazie al sapiente uso del montaggio, diventa, con Blob, cinema evoluto. Nella storia del cinema i due pensieri certamente più importanti per codificare il linguaggio cinematografico del montaggio e le sue infinite evoluzioni, sono quelli di Ejzenstejn e di Andrè Bazin. Entram­bi hanno concretizzato un dilemma storico circa la presenza del montaggio all'interno della favola cinematografica, ovvero la dicotomia tra il cinema narrativo e il cinema espressivo. Il montaggio determina oltre al ritmo di un film anche il rapporto che un autore determina con il reale, da cui verrà in ogni modo influenzato.
Per un altro regista, il francese Jean-Luc Godard, "la televisione crea l'oblio, il cinema ha sempre creato dei ricordi... La televisione non è fatta per comuni­care, è fatta per trasmettere degli ordini".
Il filosofo regista francese Guy Debord ci fornisce una ulteriore visione: "Ciò che aliena l'uomo, ciò che lo allontana dal libero sviluppo delle sue facoltà naturali non è più, come accadeva ai tempi di Marx, l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensìè lo spettacolo" che il regista filosofo, identifica come "un rapporto sociale fra individui mediato dalle immagini". Da un regista dell'avanguardia, una definizione prepolitica, dunque, del mezzo televisivo: "La prima fase del dominio dell'economia sulla vita sociale - sosteneva - aveva determinato nella definizione di ogni realizzazione umana un'evidente degradazione dell'essere in avere. La fase presente dell'occupa­zione totale della vita sociale da parte dei risultati accumulati dell'economia, conduce a uno slittamento generalizzato dell'avere nell'apparire. Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte dei singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione sono ciò che caratterizza l'attuale condizione umana". Rimane inflessibile il pensiero di Debord, autore di pochi film dal forte im­patto innovativo (passati qualche edizione fa alla Mostra di Venezia, grazie a Enrico Ghezzi). Sembrerebbe illogica la sua visione, specie nei confronti dello spettatore: "Più egli contempla, meno vive; più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la sua propria esistenza e il suo proprio desiderio".
Questo e molto ancora rappresenta Blob, ideato da Enrico Ghezzi, per una televisione che vuole rimanere fonte critica di se stessa.
L'autore

«Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l'estetica. Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta. Il trionfo del cinematografo è garantito, perchéè soltanto la logica conclusio­ne di tutta l'arte moderna»
Vladimir V. Majakovskij

 

Armando Lostaglio (Rionero in Vulture - Pz, 1956) giornalista e critico, iscritto all'Ordine di Basilicata e al Sindacato nazionale Giornalisti Cinematografici. E' vicepresidente nazionale del Cinit - Cineforum Italiano. Collabora dalla sua fondazione (1998) alla pagina culturale del quotidiano La Nuova del Sud;

L'autore insieme a Shinya Tsukamoto

periodicamente pubblica su MONDO BASILICATA (edito dal Consiglio Regionale di Basilicata), sul Quotidiano della Basilicata, su Conquiste del Lavoro-Vìa Po. Recensioni cinematografiche e vari argomenti culturali compaiono sui giornali on-line NONSOLOCINEMA, edito dal Cinit di Venezia, e su La Strada di Cosenza, su Altritaliani di Parigi. Ha fondato nel 1995 il Cineclub Vittorio de Sica e dal '90 la rivista Cinepiccolacittà. Nel 1999 viene insignito del premio Fratellanza nel Mondo per "aver contribuito, in qualità di critico di cinema, a far conoscere la Basilicata in ambiti non solo nazionali". Nel 1989 pubblica la prima edizione della raccolta Le stelle in tasca (La Vallisa, Bari); il libro viene tradotto in Ungheria a cura della poetessa magiara Judit Pàl, per l'Istituto Italiano di Cultura di Budapest e della Biblioteca Nazionale di Kaposvàr; la silloge è presente in tutte le Università ungheresi. Nel giugno 2001 pubblica Sulle ali della Bramea - Viaggio nel Vulture Nord Basilicata - guida di interesse turistico, con microstorie del luogo; uno dei racconti viene premiato nel 2001 con il Premio Dickinson - Città di Taranto. Nel 2004 è coautore del libro Rivolte Scanzano, Rapolla, Melfi: la Basilicata contro edito da Immaginapoli; nel 2007 pubblica "Sequenze — un anno di cinema su La Nuova del Sud" presentato alla 64^ Mostra del Cinema di Venezia; l'anno dopo presenterà anche a Venezia (durante la 65^ Mostra) il documentario Vultour le tracce del sacro, scritto insieme a Mimmo Nucera e a Fulvio Wetzl che ne ha curato la regia.

 

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