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NEL CORTILE DELLA MUSICA: "JAZZ E DINTORNI"

di Angela De Nicola

UNA STRADA PER VIOLETA:
AVENIDAMERICA E IL RACCONTO IN MUSICA DELL’ AMERICA LATINA

 

di Angela de Nicola

 

La gioia di un nuovo ascolto musicale. L’evento di un altro lavoro discografico. La curiosità che porta ad una scoperta e ad un nuovo approfondimento culturale.

Procedendo per ordine, parto da una frase. Una frase che da sempre mi ha impressionato per la sua “ferocia culturale”, per la sua immediatezza provocatoria riguardo a tutta l’arte. Una frase quasi spietata nella sua incommensurabile forza di speranza. Questa frase viene dal Cile e non è dei nostri giorni. La leggo da ventenne e non la dimentico, mettendola da parte nell’angolino delle esperienze, facendo però successivamente fatica ad associare l’autore al suo contenuto. La frase recita quanto segue: “Io direi ai giovani di scrivere come vogliono, usando il ritmo che sentono nell’anima. Di provare strumenti diversi, di sedere al pianoforte e distruggere la metrica, di urlare invece di cantare, di soffiare nella chitarra e di pizzicare la tromba. Di disprezzare la matematica e di abbandonarsi all’istinto. La creatività è un uccello senza piano di volo che non volerà mai in linea retta.”
Passa parecchio tempo (veramente tanto direi) e dopo le feste di Natale mi arriva quest’anno un cd per posta. Mi arriva un cd per posta. Oggi che la musica è quasi tutta liquida (o forse anche liquefatta, dipende certamente dai punti di vista) un cd incellofanato è, diciamolo pure, quasi un evento.



Sarò sincera e la dirò tutta, perché all’inizio mi sono semplicemente lasciata affascinare da un nome, AVENIDAMERICA, da un titolo “DEDICADO A VIOLETA” e dalla riconosciuta bravura di un amico, Ermanno Dodaro, contrabassista di origine pugliese, romano di adozione, non nuovo all’entourage jazzistico e già collaboratore di grandi artisti come Rossana Casale, Tosca, Lina Wertmuller, Rocco Papaleo, Giorgio Albertazzi. Sul contenuto del cd, un’inconsapevolezza quasi piena. Ma poco a poco, ascoltando questo lavoro uscito a Settembre dello scorso anno in occasione del centenario della nascita della grande Violeta Parra - simbolo culturale e musicale dell’intero Sudamerica del dopoguerra - ho personalmente rievidenziato conferme, aprendomi, detto fatto, un mondo. La frase con cui ho aperto è la sua, è di Violeta. Ora, non che ignorassi totalmente la grande, leggendaria ombra ed il fecondo seme che artisti come la Parra o Chabuca Granda hanno gettato nel solco dell’umanità attraverso l’assoluta ridefinizione ed un grande amore per la cultura musicale latino-americana, ma in tutta onestà mi ero associata alla maggioranza nel considerare -ahimè- questi universi un po' come a se’ stanti, mondi che appunto restano ancora oggi poco esplorati dai più. Mi correggo da questo grande errore di valutazione e faccio ammenda per aver considerato solo la pienezza e lo splendore di artisti come Joao Gilberto, Antonio Carlos Jobim, ed un popolarissimo Caetano Veloso. Brasiliani tra l’altro. Altra storia. O forse no. Ma questa, di fatto, la precede ed è leggendaria e luminosa almeno quanto quella della Bossanova e del movimento culturale del Tropicalismo.



Avenidamerica: Concerto presso IILA
(Organizzazione Internazionale Italo-Latinoamericana), Roma

 

Auguro un meritato successo ai componenti del quartetto AVENIDAMERICA che con il loro omonimo primo lavoro discografico di insieme, patrocinato da ILIA (Organizzazione Internazionale Italo-Latino-Americana con sede a Roma) ed in collaborazione dell’Ambasciata Cilena in Italia, fanno rifiorire questo antico e mai dimenticato seme contaminandolo col sapore non solo di un gusto personale, ma altresì con il buon profumo di una inevitabile evoluzione etnomusicale. Il quartetto, composto dal già citato Ermanno Dodaro al contrabasso, Monserrat Olavarrìa Balmaceda (voce), Jaime Seves ed Emmanuel Losio alle chitarre, sta girando la capitale con concerti-eventi culturali tenuti all’occasione anche nella stessa Ambasciata Cilena allo scopo di far conoscere e ancora una volta “riconoscere” questa importante e fondamentale parte della cultura musicale neolatina che nella sua bellezza, coerenza, splendore e



Concerto a Palazzo Braschi,Roma.

vigorosità non è seconda a nessun’altra cultura. “DEDICADO A VIOLETA” non è però da vedersi a mio dire né solo come una semplice rilettura, né tantomeno come una “provocazione” verso slanci ultramoderni o minimalisti in seno ai più emblematici segni della cultura musicale del Sudamerica. Si tratta invece di tutt’altro. Niente di più che un brioso, brillante ed originale nuovo tentativo di “ricomunicare” la memoria artistica della latinità americana. Non a caso, le undici tracce di questo percorso sulle “avenidas della musica neolatina”, se da un lato escludono intelligentemente troppo scontate riletture celebrative come “Gracias a la vida”, altrimenti detto il testamento spirituale di Violeta Parra (lasciamola pure cantare a Joan Baez e ai suoi imitatori sparsi un po' in tutto il continente) dall’altro spingono all’ascolto di ciò che, ad esempio, della stessa Violeta si svela come frutto dell’anima più intima e tormentata, attraverso brani sia di forte denuncia sociale come “Arriba quemando el sol” sia di estremo dolore come “Volver a los diciasiete” o “ Rin del Angelito”, cose forse meno conosciute, meno familiari all’orecchio europeo ma che riescono ugualmente a rendere la perfetta misura dell’anima di questa donna, la cui vita ed il cui percorso artistico pare abbiano cambiato il volto dell’intera cultura popolare cilena così come viene intesa oggi.(*) Tutto questo senza dimenticarsi d’altro canto che sulle strade dell’America Latina, Violeta ha avuto dei buoni compagni di viaggio i quali dalle nazioni limitrofe hanno ridisegnato una mappa musicale di estrema versatilità e di grande chiarore sia poetico che intellettuale.



Da sinistra: Ermanno Dosato (contrabbasso), Monserrat Olavarrìa Balmaceda (voce), Jaime Seves Balmaceda (chitarra classica), Emmanuel Losio (chitarra elettrica e acustica). Foto: Stefano Giorgi.

E così AVENIDAMERICA non ha voluto né potuto omettere nel proprio percorso di riappropriazione, enumerazione, diffusione, ricordo, un brano come “Fina Estampa” della cantautrice e poetessa peruviana Chabuca Granda (**) motivo certo traghettato con maggiore facilità verso i nostri lidi proprio da una famosissima rilettura di Caetano Veloso ma che andava inevitabilmente scelto a far parte della raccolta non tanto per la popolarità che questo motivo gode tutt’oggi nella popolazione del Perù e di tutta l’America Latina, quanto per l’eleganza che questo stesso brano porta con se’ attraverso la sua sorprendente sincopa di “vals” che sostituisce al classico 1..2..3 del valzer, un tempo spezzato in ¾  facilmente assimilabile ai canoni del jazz. La classica “Lima” di Chabuca che la voce vellutata di Monserrat Olavarrìa Balmaceda (cantante originaria del Cile ma naturalizzata italiana) rende al tempo stesso in maniera integerrima e personalizzata, lascia presto spazio alle spinte vivacemente popolari ed ai tratti fantasticheggianti del canto tradizionale messicano “La Petenera”, ottava tappa del percorso musicale di AVENIDAMERICA (“… La sirena si imbarcò su una nave di legno. Mancando il vento non riuscì a raggiungere la terra. A metà del viaggio in mare si mise a cantare una canzone popolare…”) per poi proseguire con il lirismo universale tipico del topos “dell’amato abbandonato” declinato sul filo del linguaggio folklorico locale boliviano nella rilettura del brano “Ojos Azules” ( …”Occhi azzurri che non piangete e che non vi innamorate…”) giungendo poi con assoluta grazia vocale verso l’immancabile citazione di uno dei brani più noti del poeta decimista afroperuviano Nicomedes Santa Cruz (***) che sotto il titolo di “El Negro Manuel Antonio” ha dato vita ad un motivo tra i più orecchiabili dell’intero panorama musicale latinoamericano degli anni cinquanta. Quella di



Cd mixing

AVENIDAMERICA è senza dubbio una rilettura globale sia vocale che strumentale la quale, volontariamente privata dei tratti caratteristici della musica di tradizione cui fa riferimento, è quasi pronta a trasformare la musica - e di conseguenza i suoi testi - in un agglomerato di divagazioni caratterizzanti in punta di jazz, nude nelle loro proprietà simboliche originali e forse per questo più facilmente assimilabili all’orecchio di chi le ascolta per la prima volta. È la magia del percorso a ritroso, quello che in termini più profani chiameremmo semplicemente “rifacimento in cover”. L’invito ad ascoltare l’originale di ogni brano, destrutturato ogni volta in maniera così amorevole, sognante, libera e colorata da Monserrat e Jaime Balmaceda, con l’energica ma raffinata emersione del contrabasso di Ermanno Dodaro e della chitarra di Emmanuel Losio, è forte ed è per noi fruitori del tutto spontaneo: ed avviene così, come per naturale curiosità, di “risalire alla fonte” proprio per sentire “come suona”

dalla voce di chi lo ha scritto e suonato per la prima volta. E, beninteso, per apprezzare poi maggiormente il sapiente lavoro di ridefinizione, di destrutturazione, di rilettura che altro non è se non il frutto non solo di accurata assimilazione e di attento studio, ma anche e soprattutto l’effetto di un vivo amore per questo tipo di musica che, da Violeta Parra a Gilberto Rojas, costruisce ancor oggi le principali “Avenidas” musicali dell’America Latina.

Avenidamerica:
concerto presso il Museo Pietro Canonica-Roma

E come tutti i dischi celebrativi che si rispettino, anche “DEDICADO A VIOLETA” - che pur partendo da Violeta giunge alla celebrazione delle massime autorità musicali della “Nueva Cancion Popular”- non avrebbe potuto non prevedere degli inediti, a partire anzitutto dai versi iniziali recitati in doppia lingua (italiano e spagnolo) che la stessa Monserrat scrive pensando all’autentica fusione dell’anima di Violeta Parra e forse di se stessa col suo Cile (“ Il mio Paese non esiste. Io sono nata su di un puntino in una carta geografica […] il mio paese non è qui e non è là, è stato e tornerà. Ora, quando, mai più. […] Io sono nata sulla linea di confine tra il legno di una chitarra e un abisso di vuoto infinito. Ho dormito l’infanzia su di un pennello grondante dei colori dell’Unidad Popular, dei suoi murales e mi sono svegliata per osservare come le canzoni prendessero forma dall’aria, dai sospiri. Il mio Paese è un’emozione, un aneddoto di mio padre, una barzelletta che mia madre racconta. Si chiama Cile, come il peperoncino, e non mi basterebbe un’intera notte invernale, una notte di Maggio per percorrerlo in sogno”) versi che passano il testimone ad uno splendido strumentale (“Chacarereando”) di Emmanuel Losio, una “chacarrera” nordargentina dove l’afflato jazz è irresistibilmente evidente nei suoni di una chitarra che reca con sé tutte le numerose e svariate esperienze formative e performative di questo giovane musicista metà argentino e metà europeo; tutto questo per finire con una ninnananna particolare, “Ternura” (letteralmente “tenerezza”) che nel frattempo è stata anticipata dalla struggente “Como flor de primavera” scritta da Dodaro , pieno ritratto in versi della vita della Parra che, così come è, sembra uscito direttamente da uno dei suoi quaderni di “Decimas” o dalle corde della sua amata chitarra (“Sei arrivata, intenso fiore di primavera ed hai portato pioggia, vento, canto e facce. Nelle tue vene scorre sangue e America. Sei la stella desiderata della gente / l’anima ha sete di giustizia / le lacrime bagnano la pianura e l’altopiano.

 

Violeta Parra

 

La tua voce, più acuta della Cordigliera, offre al continente un canto e una culla. Ahi Violeta: hai raccontato al mondo le storie di questa terra […] Violeta, cantora di dolore e di speranza, nel tuo destino ci sono sei corde, una chitarra e la sorte di un operaio […]). Le atmosfere terse, cristalline, a tratti giocose di questi undici scalini musicali non pesano all’orecchio dell’ascoltatore e così “Dedicado a Violeta” riesce, prendendoci per mano, ad accompagnarci quasi per gioco lungo un percorso in realtà culturalmente forte ed impegnativo, un percorso che ha segnato, assieme all’evoluzione musicale, anche l’emancipazione culturale e la presa di coscienza intellettuale dei Paesi dell’America Latina.



Chabuca Granda

Arrangiamenti ricchi ma fedeli alla rilettura di base che a tratti lasciano emergere la nudità di voce e legni proprio come nella forza degli originali, accompagnano lacrime, poesia, forza di volontà, sogno, gioia, ricordo, delicatezza, ribellione e consapevolezza di “Violeta – Cile” ma anche dei suoi compagni di musica ed emancipazione. Questa musica che fu povera di mezzi ma che restò grande per la sua forza evocatrice ha detto e cantato tutto ciò che l’umanità poteva dire e cantare. Come nell’antica Grecia di Omero, le strade poetiche e musicali, proprio perché percorse con l’ebrezza del primo dire e del primo comunicare, per la prima volta sono state inevitabilmente sterrate tracciando solchi e percorsi necessariamente intramontabili ed universali. Con la gioia del primo vedere, del primo sentire e del primo nominare e con l’ebrezza poetica di un’infanzia che potrebbe non finire o di un Eden di colori nuovi, l’immaginazione di chi canta è stata, nell’America di Violeta e compagni, la stessa di chi ha ascoltato.



Nicomedes Santa-Cruz

Arte come compartecipazione, come risveglio dei sensi, come gioia della scoperta. O della riconferma di ciò che da sempre è dimorato in noi. Questo lavoro, con semplicità e senza premeditate pretese intellettuali, ha condotto, forse anche solo per acuta sensibilità musicale, a rivivere tutto questo e nello stesso tempo a sperimentarlo come se fosse la prima volta. E l’aria e gli strumenti impastano note antiche e appena nate. Note di tutti e di ciascuno. Musica da raccontare. Ridisegnata e ri-respirata per far vivere altra musica. Ancora.

 

 

 

 

Un ringraziamento particolare va ad Ermanno Dodaro per la pazienza e la disponibilità che hanno permesso l’uscita di questa recensione e per avermi concesso in anteprima (e scritta a mano, cosa ammirevole ai giorni nostri!) la traduzione italiana del testo inedito “Como flor de Primavera”.
Per informazioni, contatti e spedizione del Cd “AVENIDAMERICA-DEDICADO A VIOLETA” in attesa dell’uscita sulle piattaforme digitali e tramite la grande distribuzione, visitare la pagina Facebook AVENIDAMERICA oppure inviare una mail a Avenidamerica@gmail.com.

(*) Violeta Del Carmen Parra Sandoval (1917-1967) - Cantautrice, poetessa, pittrice, folklorista e ricercatrice etnomusicale, prima donna latino-americana ad esporre una personale al Museo del Louvre (1964). A lei il merito di aver anzitutto recuperato e diffuso buona parte della tradizione musicale del Cile attraverso una lunga e puntuale ricerca etnomusicale di tipo sperimentale, ma soprattutto di aver dato una nuova spinta musicale di tipo fortemente autoctono nonché personale, scrivendo centinaia di canzoni che dalla protesta e dalla denuncia sociale, allo stupore per il creato fino all’amore, sono a tutt’oggi considerate a pieno titolo parte dell’anima identificativa della cultura musicale cilena. Di origini piuttosto umili, autodidatta assoluta, volitiva, caparbia, multiforme e curiosa, Violeta comincia a fare musica a partire da bambina e sulla strada per guadagnarsi da vivere, ma è suo fratello Nicanor a spingerla verso lo studio delle passate tradizioni musicali ed antropologiche cilene e così, armata di penna, taccuino e registratore, inizia quello che lei stessa chiamerà “il viaje infinito” attraverso tutto il Paese alla ricerca delle tradizioni popolari più profonde, antiche e nascoste, fenomeni che, recuperati e salvati dall’abisso della loro definitiva sparizione, influenzeranno non poco e certo definitivamente il suo intero repertorio musicale. Il suo prezioso lavoro di recupero, benché accolto in parte dalle università, dalla radio e tv nazionale cilena di cui spesso è ospite, viene di fatto snobbato dalle istituzioni. Fonda una casa editrice e discografica indipendente (Estampas de America) col preciso intento di mantenere in vita questa “cilenità” che negli anni sembrava essere destinata a dissolversi avendo perso i suoi connotati. Fallito il matrimonio con Louis Cereceda dal quale ebbe due figli che seguiranno poi in parte le orme artistiche materne, nel 1960 conosce il musicologo ed antropologo francese Gilbert Favré che può di fatto considerarsi l’amore e l’ispirazione della sua vita, ma dal cui idillio e dissidio Violeta uscirà segnata da una grave forma di depressione che la condurrà al suicidio nel febbraio del 1967. Violeta ha cantato non solo il suo popolo, ma sentendo e percependo l’umanità contadina e sottoproletaria, ha fatto della “gente” un ritratto acuto che travalica lo stesso Cile per ricondursi al tema universale dell’umanità sofferente ma profondamente carica di valori e sentimenti di tutti i Sud del mondo.

(**) CHABUCA GRANDA (1920-1983), raffinatissima folklorista peruviana, nota compositrice di “Vals” (valzer), come Violeta Parra, ha avuto il merito di rinnovare la tradizione musicale del suo paese, inserendo nel repertorio dei “cantos” cuciti sulle storie tramandate da nonni a nipoti, non solo strumenti musicali più nuovi e più vicini alla sensibilità moderna, ma fondendo altresì questo genere antico con colori se vogliamo lontani dalla cultura creola e autoctona, quali il blues, il soul, la bossanova e il jazz. La sua musica rimase pertanto un forte collante culturale per l’intera America Latina degli anni sessanta e settanta e fu cosa amatissima almeno quanto i suoi testi, capaci di creare un’ineccepibile simposio tra realtà e immaginazione, fantasia ed intuizione, sogno, esperimento e sintesi.

(***) NICOMEDES SANTA CRUZ (1925-1992), cantante, poeta decimista, giornalista radiotelevisivo e folklorista afro-peruviano, ebbe il grande merito di far rivivere l’antico folklore della popolazione di colore del Perù, affidando la sua missione educativa non solo all’arte ma anche all’ uso dei mass media. Viaggiatore instancabile, coltivò nella sua vita l’amore per gli scambi culturali con le altre popolazioni di origine africana, fino alla grande e definitiva ammirazione e fusione con la cultura spagnola (visse a Madrid dalla fine degli anni settanta fino alla sua morte).

 

 

 

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