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Personaggi - Cap. Michele D'Angelo

Tanto osò in ardimento da immolare la vita per un sogno di grandezza per la sua patria

L'EROICO CAP. D'ANGELO, MEDAGLIA D'ORO
Un bel monumento con busto di bronzo è posto in
Piazza Giustino Fortunato


di
Michele Traficante

 

Capitano Michele D'Angelo

Nella piazza principale di Rionero in Vulture, intitolata a Giustino Fortunato, si erge il bel monumento del Capitano Michele D'Angelo, medaglia d'oro al valore militare.

Da qualche tempo alcuni cittadini lo vorrebbero spostare in altro luogo e al suo posto, si ritiene più logico e naturale, collocare un monumento a Giustino Fortunato.

E' interessante sapere perché il monumento al Cap. D'Angelo è stato posto proprio di fronte allo storico palazzo della famiglia Fortunato. Inizialmente era collocato al centro della piazza. Nel 1969, nel corso del rifacimento della pavimentazione e per ottenere maggiore superficie libera, il monumento venne spostato al centro del lato sud della piazza, ma sempre di fronte al palazzo Fortunato.
Michele D'Angelo (1868-1912), figlio di Donato e di Elisabetta Giordano (1843-1926), era pronipote di Angela Palese (1833-1886) la quale, giovane, bella e intelligente, intorno agli anni '60, era entrata come inserviente in casa Fortunato.

Giuseppe Fortunato (1823-1885), zio di don Giustino, benché più grande di dieci anni, s'invaghì della formosa Angela e con lei convisse more-uxorio per molti anni a Napoli in un appartamento del signorile Rione Amedeo. Solo in età avanzata, nel 1878, Giuseppe Fortunato sposò Angela Palese con matrimonio e rito religioso, che qualificò “di coscienza”. I coniugi non ebbero figli.

Nel suo testamento, redatto il 26 agosto 1886 in Napoli dal notaio Luigi Maddalena, Angela Palese, ormai vedova, nomina suo “erede universale ed esecutore testamentario” proprio il giovane suo pronipote Michelino D'Angelo. Il quale, sempre protetto dalla benevolenza dei Fortunato, nel 1888 fu avviato alla carriera militare. Nel 1907 fu promosso capitano e nel 1912, combattendo a Derna (Libia), cadde eroicamente e fu insignito di medaglia d'Oro “alla memoria”.

I Fortunato vollero che si erigesse nella piazza principale, allora XX Settembre, il monumento, tuttora esistente, a ricordo del Capitano Michele D'Angelo. ”E la piazza di Rionero avrà un monumento degno di qualsiasi più civile e patriottico Comune” (lettera di Giustino Fortunato a Carmine Cappiello del 28 giugno 1913).

Michele D'Angelo nacque a Rionero in Vulture il 30 ottobre 1868. Nel 1888 venne ammesso all'Accademia militare di Modena e nel 1889 a quella di Torino. Nel 1892 fu nominato Sottotenente di Artiglieria, due anni dopo fu promosso Tenente e nel 1907 Capitano al comando della 12^ batteria del Primo Reggimento da Campagna.

Alla dichiarazione di guerra italo-turca chiese di andare in Africa, ma non venne accontentato. Amava la Batteria, aveva cura dei cannoni, spesso lo si vedeva accarezzarli, allontanarsi e ritornare a guardarli.

Il 25 gennaio 1912 giunse finalmente l'ordine di partire. Felicissimo scrisse ai fratelli: ”Cercate di tener calma la mamma”.

Giunto a Derna venne immediatamente impegnato a difendere le fortificazioni contro cui gli arabi-turchi, comandati da Even Bey, sferravano ripetuti e violenti attacchi. La mattina del 3 marzo 1912, il nemico intensificò gli attacchi violentissimi contro le postazioni dei nostri soldati. Fu allora che la “batteria” di D'Angelo aprì il fuoco. “Accortosi che quella comandata dal tenente Borselli eseguiva un tiro apparentemente troppo celere, D'Angelo, incurante del fuoco nemico si diresse alla volta di quella sezione. Durante la breve marcia di trasferimento gli caddero attorno feriti alcuni graduati, ma egli per nulla scomponendosi, continuò nel suo cammino. Mentre stava per giungere presso la sezione Borselli e dava già a questi ordini ad alta voce, fu colpito a morte da un proiettile che, penetrandogli sotto la spalla sinistra, gli attraversò l'addome”. (dal volume.” Guerre Coloniali. Medaglie d'Oro del Regio Esercito - Ministero della Guerra-Comando del Corpo di Stato Maggiore-Ufficio Storico”. Libreria dello Stato, Roma 1930 VIII).

Questa la motivazione, riportata sul Bollettino Ufficiale n°1912, pag. 1022, del conferimento della Medaglia d'Oro alla memoria: “Esemplarmente intrepido e sereno, diresse l'azione delle sue batterie a protezione di fanterie in avamposti, respingendo violenti attacchi del nemico che era riuscito a portarsi a brevissima distanza dai pezzi. Sostenne eroicamente il combattimento finché cadde colpito a morte in mezzo alla batteria ” (Derna, 3 marzo 1912).

Il poeta AntonioVitale, nel suo volume “I canti del Lucano”, Potenza, 1926, così ricorda l'eroismo del Capitano D'Angelo:

“Di Derna sacro si rendeva il piano, / ove Michele D'Angelo periva. / Svelto ed ardimentoso Capitano / alle doti del cor la mente univa./ Pianse Rionero Vulture Lucano, / cui la novella tormentosa arriva. / e mena vanto d'aver dato la vita a Lui, / che Eroe il libro d'Oro addita”.

Ad onore e a ricordo della nobile figura dell'eroe rionerese, la Caserma del 16° Reggimento di Belluno è stata intitolata proprio al Capitano Michele D'Angelo. Qui sono gelosamente custoditi alcuni suoi cimeli (la sciabola, il cinturone, le spalline con frange).