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Su Racconti

di Antonia Flaminia Chiari


Le vie della lettura sono infinite. Infinito è il piacere nel leggere “Racconti” del prof. Tucciariello. Ne ho gustato ogni pagina, ogni singola parola.
In “Racconti” ritrovo la grazia elegante del romanzo come forma consapevole di narrazione; e una specie di “corda pazza”, propria dell’amico Pasquale, che di tanto in tanto riaffiora. Un lato “felice” che qualche volta appare nel tessuto di uno stile scorrevole sì, ma tendente alla pignoleria. Ecco, quel tono stravagante e pacatamente spiritoso (che appartiene alla sua persona) viene fuori, quasi una presenza felpata e imperscrutabile del suo immaginario.
Chi di voi ricorda quella singolare opera di Giovan Battista Basile, “Lo cunto de li cunti ovvero lo trattenimiento de’ piccerille”? Un libro geniale e straordinario, al tempo stesso fastoso e plebeo, capace di meravigliare il lettore con accostamenti di immagini e concetti, e di ridicolizzare, con linguaggio adeguato, il degrado del tempo.
Così “Racconti”: libro straordinario, al tempo stesso fastoso e plebeo, presenta scene di vita che sono appartenute a qualsiasi paese lucano del primo Novecento.
Si avverte viva la necessità di una crescita socio-culturale, e il difficile cammino degli insegnanti per conquistare affetto dagli alunni e legittimazione dalle loro famiglie.
Ci sembra di percorrere insieme ai personaggi del libro strade ripide, innevate e ventose, e di vedere al nostro passaggio tetti bassi e finestre come bocche di lupo di una prigione: la prigione di pezzi di storia e di vita.
E respiriamo la tenacia contadina nell’affrontare le situazioni drammatiche della vita e la pazienza e la vigile attesa dei risultati.
E gustiamo le atmosfere delicate dell’amore vissuto in vetusti castelli da donne dalle belle forme, pur privo di lieto fine.
E ci pare di partecipare agli incontri di paese, fatti di intreccio di conversazioni e ricordi.
Eppure, si avverte in ogni narrazione l’amara rassegnazione per una Basilicata troppo povera, troppo isolata, troppo superstiziosa, troppo ignorante.
E poi, che fiducia si può avere nella politica cucinata dagli Italiani? Democrazia! Libertà! Belle parole che non hanno cambiato di una virgola la vita. E non l’hanno migliorata.
“Racconti” rappresenta lo specchio del tempo in cui si riflettono aspetti sociali e culturali del primo Novecento. Le storie narrate suscitano interesse e meraviglia.
Si avverte, anzi, la ragione come amarezza e la meraviglia come consolazione di ciò che di amaro scopre la ragione.
Non possono non raccogliere consensi storie come queste. E se un qualsiasi lettore ne terminasse la lettura senza un sorriso, senza simpatia, senza emozione, sarebbe “un pazzo che contrasta le stelle”.

Auguri, amico mio!

Nina Chiari

 

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