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racconti - di Pasquale tucciariello

Racconti
di Pasquale Tucciariello


Edizioni Centro Studi Leone XIII
(2016)
Nelle edicole e nelle librerie
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immagine di copertina disegnata da
Saverio Calabrese

Ne scrivono
Carmen de Stasio, Graziella Placido, Angela de Nicola, Antonia Flaminia Chiari, Michele Traficante, Primalda Forcignanò, Emanuele Vernavà

Serenella: una fanciulla bella dolce, oggetto d'amore da parte di tutto il vicinato che "con generosità e solidarietà" l'aiuta a mettere casa in un rudere reso abitabile alla ben meglio. E la protegge dagli sguardi indiscreti dei giovanotti. Entrambe queste figure femminili sono dotate di autonomia; Serenella nella decisione di andare a vivere in un rudere dedicandosi al suo lavoro: una bella dote oltre alla sua bellezza. Sa cucire ricamare, coltiva la vigna l'orticello, raccoglie le olive; e la Signora nel dare lezioni di cucito, di equitazione e di catechismo. Qui il lavoro non è “improbus labor”. Non è solo fuga della donna dall'angustia delle pareti domestiche. No. E' la consapevolezza che ognuno nella vita deve fare la sua parte. Solo apparentemente fragile, in realtà ella non subisce, protesta e, alla vista del marito che col fucile sta per ammazzare la cavalla sua unica consolazione, disperata, fa appello a tutta la sua forza e col forcone lo colpisce alla nuca. Creatura si sublime ma in carne ed ossa. Non manca l'amore sensuale della serva Giocondina verso il suo padrone che nutre non affetto ma attrazione carnale. L'amore verso la natura, inoltre, non fa da sfondo, ma è un tutt'uno con i personaggi.

Il modo di dileguarsi della Signora, che non scompare nel buio profondo della morta gora ma si perde lontano “alla linea dell'orizzonte nella sua voce di canto soave e triste” mentre saluta Serenella con ampi gesti della mano, mostra un attaccamento alla vita nella sua semplicità. La cui bellezza è fatta di “odore del grano del fieno, di pane caldo, del vento che accarezza e scompiglia i riccioli di Emanuele. Dell'acqua della rugiada che lava il viso del giovane, della sua corsa tra i prati, della caccia tra i campi di barbabietole”. E che cosa sono i mazzetti di fiori di campo confezionati da Serenella e gettati nella profondità del fosso, e le spighe di grano "volutamente lasciate" dai mietitori nel campo per la sopravvivenza dei più poveri se non “pietas”?

Incomunicabilità solitudine tradimento fuga, bisogno di affetto: sono attimi di verità assoluta. Non solo. A me questo racconto sembra il prodotto di una lunga educazione, di radicate credenze religiose, di severe regole di vita, di una rara e spiccata sensibilità umana, doti che in fondo sono dello stesso autore. E' questi il vero protagonista. E' una piccola fiaccola accesa in tempi di smarrimento come questi che stiamo vivendo. Un bel racconto dunque. E un bel racconto "moltiplica la vita".
Graziella Placido

Sono racconti, non sono documenti. Cerco solo di osservare la natura umana, tento di descriverla, magari sorridendo sui vizi e sui difetti. Che sono sempre gli stessi, anch'essi danno forma alla nostra coscienza, al nostro stato di attenzione consapevole. In questa operazione non sono neanche tanto originale giacché Teofrasto, il filosofo greco che diresse il liceo di Aristotele per 25 anni dopo la scomparsa del maestro, scrivendo la sua opera fondamentale “Caratteri”, descrisse 30 difetti, cioè caratteri della natura umana che vi prego vivamente di leggere.
Se non sono documenti storici, questi undici racconti, cosa sono?
Consideriamoli scenette di vita quotidiana, con i suoi personaggi come Pasqualotto, Vincenzuccio, zì Carminuccio, mastro Ciuffetta o i vari barbieri musicisti e strumentisti, i ragazzi di san Valentino ed altri nomi messi qui a caso appunto per indicare caratteri psicologici di personaggi e non di persone viventi ora ed allora. E non andiamo alla ricerca di persone realmente vissute (alcune ci sono) od accostare personaggi immaginari (lo sono quasi tutti) a persone note. Lo scopo di chi opera questa forma di narrazione è quello di trarre occasione dai fatti per definire personaggi. E, se potete, divertitevi come io mi diverto scrivendo. Però. Una raccomandazione: cerchiamo almeno di correggerci. E saremo meno infelici.

L'autore

Della stessa collana: Quaderni, bimestrale, Rionero 2007; E. Vernavà, Educatori, Rionero 2008; P. Tucciariello, Socrate, Rionero 2011; A. Romano, Ginestra, Rionero 2016.

 

Pasquale Tucciariello nasce nella prima metà del secolo scorso, 7.12.1949, una vita intensa, può raccontare. Di fede cattolica. Maestro di scuola elementare, professore emerito di filosofia e storia, giornalista, fondatore/direttore di Radio R2R (1977/82), de l’Informatore del Vulture (1981/83), di Telecento (1985/ 88), di Primula (1991), di Quaderni di incontri e dialoghi (dal 2007). Autore/produttore di video e documentari. Autore del romanzo Storie (1988), della sceneggiatura e della produzione del film Quinto Orazio (1991), del saggio Brava maestra televisione (1996), della tragedia Socrate (2011). Nel Liceo Classico di Rionero dove insegna cura la regia teatrale delle commedie Nuvole, Donne a Parlamento, Andria e delle tragedie Antigone, Aiace, Elettra, Edipo re e del testo storico L’Unità d'Italia negli anni 2001/2011. Promotore/curatore di molte pubblicazioni. E indicato come uomo di cultura. In politica? Un fiasco! Fa e promuove volontariato che predilige in chiave cristiana. Consigliere di Orientamento scolastico e universitario dal 2005. Coordina il Centro Studi Leone XIII.


Racconti. Il fosso della Signora, Il ticchio di Vincenzuccio, Luci nel presepe, La bora e il calitrano, La bora in re minore, Prove di coraggio, Il barbiere di Siviglia, San Valentino, Il politico impertinente, Il monaco di Monticchio, Una messa per Carmine (Crocco).

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