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24/07/2022

Rerum Novarum, ”delle cose nuove”:

volumetto delizioso appena stampato, esprime le intenzioni di papa Leone XIII quando promulga l’enciclica «intorno alla condizione operaia» (15 maggio 1891); un documento ancora oggi fondamentale della dottrina sociale della Chiesa
di Maria Belsanti

 

     Al dilemma dei cattolici, “essere buoni fedeli o buoni cittadini”, il papa risponde con l’enciclica che affronta il problema sociale nella sua complessità. La chiesa inizia a prendere posizione sui gravi problemi sociali ed economici con chiarezza ideologica e con fervida fermezza. Il papa con l’enciclica parla ex cathedra, esercita cioè l’uffizio di Pastore e Dottore universale di tutti i cristiani. E per questo, tutto ciò che ha stabilito, la sua dottrina circa la fede e i costumi, vincola la Chiesa. La chiesa prende coscienza delle pressioni della civiltà industriale che alterano nettamente sia le strutture della società, sia la natura dei rapporti tra gli uomini tanto nella loro eticità quanto nel loro essere cristiani. Dopo una dura condanna delle teorie socialiste, che vedono nella lotta di classe e nell’abolizione della proprietà privata il superamento delle ingiustizie sociali, l’enciclica individua una terza via tra liberalismo e socialismo. Ispirandosi ai principi solidaristici cristiani, i cattolici devono impegnarsi in campo sociale favorendo la collaborazione tra le classi e il miglioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari. Strumenti di questo impegno devono essere le associazioni dei lavoratori e le corporazioni unitarie di imprenditori e operai. Gli scioperi vengono condannati come forme di turbamento della pace sociale ma si sottolinea: piuttosto che reprimerli è necessario rimuoverne le cause. Allo stato viene affidato il compito di garantire la proprietà privata e di tutelare le condizioni di vita e di lavoro degli operai. L’enciclica suscita grande interesse nel mondo cattolico e stimola la nascita di movimenti quale quello dei democratici cristiani.

     Leone XIII propone la mediazione tra le parti sociali: la classe operaia, sfruttata e sottopagata, non deve lottare e combattere il padrone – oggi imprenditore -  con idee di rivoluzione e di lotta di classe, ma deve stringere un patto di alleanza; nel contempo i padroni delle fabbriche debbono guardare operai e dipendenti con occhi diversi. Essi non sono schiavi, ma persone che lavorano. Propone alleanze, non scontri tra le parti. 

Leone XIII recita:
«Nel tutelare le ragioni dei privati, si deve avere un riguardo speciale ai deboli e ai poveri. Il ceto dei ricchi, forte per sé stesso, abbisogna meno della pubblica difesa; le misere plebi, che mancano di sostegno proprio, hanno speciale necessità di trovarlo nel patrocinio dello Stato. Perciò agli operai, che sono nel numero dei deboli e dei bisognosi, lo Stato deve di preferenza rivolgere le cure e le provvidenze sue». (Rerum Novarum, 29)

     Egli auspica che possa nascere armonia e accordo nella questione sociale. Invita, anzi, gli operai cristiani a formare proprie società piuttosto che aderire ad un'«organizzazione contraria allo spirito cristiano e al bene pubblico». Si apre una nuova era storica, quella in cui la Chiesa si libera di tante remore temporali per raggiungere posizioni di avanguardia. Collaborazione, alleanza, accordo, pacificazione sociale, solidarietà, bene comune sono i nuovi linguaggi.
Da questa enciclica sociale, con la quale la Chiesa cattolica prende posizione in ordine alle questioni sociali per la prima volta, occorre trarre una saggia considerazione: in una società lacerata da continui conflitti, dilaniata dai divari sociali, dominata dalla corruzione e dai pregiudizi, si avverte la necessità di una guida che sappia divergere dai costumi immorali e traviati e che, soprattutto, possa creare le basi di una società più meritocratica e giusta, che volga lo sguardo sul cuore e l’anima di una persona, piuttosto che sulla posizione sociale o sulla sua fortuna economica.

Maria Belsanti
Centro Studi Leone XIII

 


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