Tucciariello.it

blog

04/01/2026

Macroregione Sud, legittimata
di Pasquale Tucciariello

 

     Background, condizioni che rendono possibile e credibile l'assunto secondo cui la       Macroregione Sud avrebbe una sua legittimazione storica. Quali sono allora le condizioni che la renderebbero possibile, quale il suo retroterra?

     La legittimazione storica può pure apparire forzatura geografica, ma in realtà essa è l'evoluzione di un'entità che per quasi otto secoli ha condiviso istituzioni, lingua e destino politico di popoli. Ecco i pilastri del retroterra storico e le condizioni che rendono credibile questo assunto per il quale sto lavorando da alcuni mesi e più vado avanti e più mi convinco che unendo le cinque regioni meridionali in un disegno, una visione intendo, si può riuscire ad uscire dal tunnel dell’emigrazione giovanile ed intellettuale. Perché le ragioni di un disegno geopolitico diverso da quello attuale, diciamo pure di forme di cambiamento radicale, vengono suggerite da spopolamento particolarmente giovanile ed intellettuale e povertà economiche conseguenti. Povertà che si alimenta di povertà.

Nel 1130 il nord e il centro Italia erano costituiti in comuni e signorie, generalmente in lotta tra loro per vanità di affermazione e supremazia militare. Il sud invece era unito in un disegno, un regno. Ruggero II “Il Normanno”, nato in Calabria, era riuscito a unificare vasti territori formando il Regno di Sicilia con capitale Palermo, uno stato unitario precoce. Quasi interamente il territorio meridionale, Malta e molte parti del nord Africa, erano costituiti in uno stato centralizzato reso efficiente dalle sue costituzioni, le Assise di Ariano e il Catalogus Baronum, con cui venivano definiti i diritti e censiti i feudi, le risorse monetarie, il ducato come moneta del regno. La potente flotta commerciale e militare di Ruggero garantiva il controllo delle rotte nel Mediterraneo, la corte di Palermo garantiva protezione a sapienti e artisti conciliando cultura cristiana, normanna, araba, bizantina. In 25 anni di regno a ragione si può dire che pose le basi per un’identità mediterranea del Sud fino all’Unità d’Italia.
Il nipote materno, Federico II, un secolo dopo, fece ancora meglio.

Federico II organizzò il sud come cuore e mente del pensiero europeo, come forma militare e marittima protesa nel Mediterraneo, come struttura burocratica e politica ingegnosa. Partendo dalle costituzioni di Ariano formulò con maggior rigore le Costituzioni di Melfi unite a un disegno linguistico-letterario, artistico e scientifico in armonia tra culture diverse. Ma soprattutto, facendo dell’unione del sud la cifra che avrebbe guidato i destini del Mediterraneo. Dialogo e pace erano la sua cifra.
Anche Manfredi proseguì con acume e intelligenza il disegno del padre e di Ruggero. La sua morte nella battaglia di Benevento decretò la fine della visione normanno-sveva e con essa il declino del meridione, 1266.

Circa due secoli dopo ci provò con successo Alfonso V d’Aragona a rinnovare il regno del Sud forte e centralizzato con capitale Napoli. Durò 25 anni. Analogo disegno rispetto alla visione di Ruggero, di Federico e di Manfredi. Napoli divenne cuore del rinascimento italiano, rinnovato il disegno di pace e di concordia con i popoli anche italiani, rafforzata la flotta per il controllo delle rotte commerciali nel Mediterraneo. Ma soprattutto ponendo le basi per il futuro Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Dopo l’esperienza illuminata di Alfonso detto “Il Magnanimo”, di suo figlio Ferdinando I e dei suoi successori, il sud ripiombò nell’anonimato nei primi anni del 1500 con i viceré a trazione spagnola.

Due secoli dopo, 1734, con Carlo e Ferdinando II di Borbone, il regno di Napoli e delle Due Sicilie rifiorì alla grande, con risultati sorprendenti che fecero del regno del sud un lungo elenco di primati scientifici, culturali, sociali, economici, militari, marittimi. Il regno del meridione ritornato sovrano con i Borbone, regno di pace e non di guerra, rimane l’ultimo guizzo di orgoglio meridionale.

Naturalmente consideriamo, per completezza di analisi storica, che si tratta di sovrani, di assolutismo seppur illuminato, di dinastie, di casati. E di sudditi che poco o niente contavano nell’esercizio del potere del tempo. Saranno le costituzioni e le elezioni democratiche a suffragio universale a rendere i sudditi cittadini come lo siamo oggi. Ma quei giganti del sud, Ruggero, Federico, Manfredi (normanno-svevi); Alfonso, Ferdinando I (aragonesi); Carlo e Ferdinando II di Borbone con i loro regni hanno indicato, tutti vittoriosi, una visione di meridione d’Italia che, se armonizzato in un disegno comune e comune cooperazione, può risorgere da uno stato di coma a quanto pare oggi irreversibile.
Il disegno di una Macroregione Sud può offrire una risposta seria, ragionata, legittimata dalla storia che molto molto brevemente ho raccontato.

Il Centro Studi Leone XIII, con alcuni autorevoli soggetti che stiamo individuando, indica in una data, Sabato 21 marzo 2026, a Rionero in Vulture, un convegno di studio su come la cooperazione tra le 5 o 7 regioni del Sud può riportare le nostre comunità a risorgere. Siamo gente libera, che ragiona ed è pensosa dei destini della nostra gente. Siamo volontari. Vogliamo provare a disegnare nuovi percorsi, culturali ed economici – la civiltà del Mediterraneo - all’interno dell’Italia, bene comune.


Pasquale Tucciariello, Centro Studi Leone XIII – www.tucciariello.it

 

Ritorna alla sezione BLOG per leggere altri contributi