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Libri

e questo è il suo primo... peccato. Ma ve ne sono altri.


Al centro di questo romanzo, ambientato negli anni '50 tra le colline di "Laginestra, Ripanetta, Rioscuro, Bariglia, Normanna, Orazia e le vallate di Lavitalba e Gaudiana nelle aree interne di Lapotenza", nel Sud, c'è la storia di una famiglia di contadini, i Barone.

L'autore si occupa della storia dei semplici e, tra humor e dramma esistenziale, disegna vicende umane, geografie di luoghi, tristi destini della "solitudine, più appagante per gente calda d'istinti e scarsa di ragione".

Col piglio di chi si accosta alla gente per studiarla e si ritrae per narrarla, ad uso di cronaca o di racconto, Pasquale Tucciariello fa riscoprire tra le sue belle pagine il valore di un legame profondo fra nonno e nipote.


L'uomo saggio afferma che colui che vive di ricordi affretta la sua vecchiaia, mentre il vec­chio che vive di progetti, rinno va continuamente la sua giovi nezza.

Questo è vero, però chi ab bia letto le Storie di Pasquale Tucciariello intuisce che, quan do narra, egli può sembrar vec chio, a motivo della ricchezza delle varie esperienze rievocate attraverso i ricordi della vita in fantile e qui riportate, ma allor ché si fa promotore di pubblica zioni di libri (il suo compreso), riguardanti l'anima, le passioni, le storie antiche e recenti della gente del Vulture, si rende in ventore di progetti e promotore giovane di iniziative culturali novissime.

Il fatto è che non è soltanto lui vecchio e giovane nello stes so tempo. È l'umanità che egli descrive, e in cui egli vive, che gli partecipa la sua vecchiezza piena di rimpianti e la sua giovi­nezza ingombra di incognite ol tre che di volontà impotente.

Egli è tale in una contrada colpevolmente distratta, se non addirittura indifferente, comun que riluttante a credere che an che le sue vicissitudini possono fare storia e ispirar poesia.

 

Con il suo libro Tucciariello dimostra di essere idoneo a riprodurre l'essenza di un mondo intimamente vissuto e scolpito nella memoria, una umanità semplice e rude, che, in buona parte, non esiste più, ma che pure riflette nella società nuova i suoi antichi umori, ricchissimi di sentimenti sublimi, ma anche di rancori perenni; di attese convulse e di delusioni brucianti; di fede ingenua e di pregiudizi persistenti.

In un groviglio di sentimenti (che fanno somma negli animi), contraddittori perché ad un tempo ve ne convivono di su blimi e di violenti; imprevedibili, perché prorompono in azioni da lacrime o di vendette sangui­nose, l'opera del narratore, che si avventura a districarne i nodi, è difficilissima.

Lo scrittore, egli pure, è sbattuto tra i cento conflitti che agitano l'anima dell'abitante del Vulture e se, come Tucciariello, riesce a cavarne un'interpretazione fedele, che all'estraneo può sembrare più fiaba che storia, questo è già merito non trascurabile.

Vincenzo Buccino


Hanno scritto di lui

La narrazione, esposta con stile piano e di facile lettura, è uno spaccato felice nella plastica rappresentazione del carattere dei personaggi che si muovono in una stretta cerchia di spazio e di tempo in cui sembra assente il ritmo di una civiltà che cammina.

Enzo Cervellino

È un autore che, da una sua varia e particolare esperienza giornalistica approda, senza canoni iniziatori né investiture culturali, ad un genere letterario che è forse tra i più impegnativi della nostra cultura meridionalistica e nazionale.

Luigi D'Amato

Io credo che la chiave di lettura del brillante romanzo di Tucciariello sia scritta a pagina 75: E vivevano la loro storia, ignari di essere parte della storia più generale di queste tormentate contrade ove troppo spesso la grande storia ignora la gente semplice e umile per dare posto alla storia delle famiglie potenti, dei sindaci, degli assessori, dei sindacalisti, degli avvocati, dei medici, dei proprietari terrieri, degli usurai che pure fanno la loro storia sol perché vivono sopra quella che scorre sulle colline del Vulture.

Giampaolo D'Andrea

Ma l'autore è il cronista o il narratore? L'analisi testuale rivela che la lotta più aspra ha luogo nelle alcove dell'io, diviso tra il reportage e la partecipazione. Nelle prime pagine del romanzo prevale più il cronista che il letterato, dimensione che a mano a mano si attenua sino ad ottenere risultati letterariamente imprevedibili, eccellenti.

Anna Santoliquido


Rionero 25 Aprile, 1988, presentazione del romanzo di Tucciariello, presso il salone
Suore Misericordiose.

da sinistra: Valentino Zupa, Pasquale Tucciariello, Anna Santoliquido, Enzo Cervellino, Giampaolo D'Andrea, Michele Pinto.

Qui, al lato, veduta parziale del pubblico.